Visto che la parola “No” sembra contemplare un sacco di sfumature che io non conosco voglio illustrare il mio personalissimo schema non richiesto.
Lo schema è abbastanza semplice e così riassumibile:
Un “No” non è un “Sì”. Posso dire “Sì” ai baci , ma “No” a carezze, rapporti orali o sessuali, se non lo accetti si chiama stupro. Posso dirti “Sì” a baci, carezze, rapporti orali, ma “No” ad un rapporto sessuale, se non lo accetti si chiama stupro. Posso dirti “Si” a tutto, ma se dico un “No” e tu non lo accetti quella è una violenza. Anche se sono a letto con te, anche se sono nuda, anche se sono stata “disponibile” fino a quel momento (disponibile, neanche fossi un monolocale da affittare) se ti dico “No” e tu non ti fermi, si chiama stupro.
Che tu sia uno sconosciuto, uno semiconosciuto, un trombamico, una frequentazione, un fidanzato, un marito, se non accetti un “No” stai usando violenza, anche se lei ti ha provocato (e qui poi sarebbe un altro capitolo), anche se ti ha fatto capire che ci stava, anche se si apparta con te, anche se ti eccita fino al punto che nei pantaloni proprio non riesci a tenertelo se non con un grande, grandissimo sforzo e poi ti dice “No”, puoi pensare sia una stronza, ma se non ti fermi si chiama violenza.
e una ragazza con i pantaloni abbassati in mezzo ad una strada al gelo, può aver detto tutti i sì del mondo, ma un no l’ha pagato caro.